Carnevale di Ivrea 2026: vittorie, piazza e una riflessione sul metodo


Carnevale di Ivrea 2026: vittorie, piazza e una riflessione sul metodo

Ci sono vittorie che si celebrano e vittorie che si analizzano. Parto dalle prime. Complimenti ai Diavoli, vincitori del Carnevale 2026, e agli Arduini, che hanno conquistato il palio. Due risultati importanti, ottenuti in un’edizione di livello altissimo, che meritano rispetto pieno.

Un Carnevale 2026 vissuto dentro la piazza

Per me il 2026 è stato un anno particolare: per varie vicissitudini sono entrato in sede solo il lunedì, quindi l’ho vissuto esclusivamente da arancere. E da lì, dentro la piazza, la prospettiva è molto concreta. Non ci sono narrazioni, c’è la fatica. Non ci sono impressioni, c’è l’intensità.

Gli Scacchi sono stati grandi in ogni circostanza: immagine, sfilata, organizzazione e tiro. Al di là dei luoghi comuni e delle votazioni spesso opinabili, in piazza si è tirato forte. Le facce distrutte dei tiratori sui carri fuori da piazza Ottinetti raccontavano più di qualsiasi commento. Nel 2026 quella piazza è tornata piena e cattiva, anche per merito degli Arduini, in netta ripresa. Il livello delle squadre è stato altissimo.

Il problema non è chi vince. È il metodo.

Proprio perché il livello delle squadre è così alto, una riflessione è inevitabile. Che senso hanno classifiche che sembrano delineate settimane prima? Finché non si troverà un metodo il più possibile oggettivo per valutare le squadre, ogni anno ci saranno almeno sei squadre con argomenti solidi per sentirsi da primo posto.

L’unica classifica realmente oggettiva è quella del palio. Eppure nel 2026 non è bastata a modificare un esito che molti percepivano già orientato, se non a spingere gli Scacchi sul podio quasi di forza. Questo non toglie nulla ai Diavoli, ma pone una questione seria sul sistema di valutazione.

Tutte le squadre hanno argomenti per sentirsi prime

Qualcuno davvero si sentirebbe di biasimare Tuchini, Mercenari, Morte, Picche, gli Scacchi o le Pantere se nel loro cuore pensassero di aver meritato la vittoria nel 2026? Con il livello visto quest’anno sarebbe una sensazione comprensibile.

Quando il livello è così alto, la discrezionalità pesa di più. Ed è proprio lì che serve maggiore chiarezza.

Tecnologia, criteri oggettivi e trasparenza

La tecnologia per introdurre criteri più oggettivi esiste. Si possono studiare parametri misurabili, strumenti condivisi, sistemi più trasparenti. Indicatori chiari su combattività, presenza effettiva in piazza, intensità del tiro, criteri espliciti per immagine e organizzazione.

Non è una provocazione, ma una disponibilità concreta: sono a disposizione dell’organizzazione per lavorare a soluzioni che rendano il giudizio sulle squadre più chiaro e meno interpretabile.

Nel frattempo si può partire da basi semplici: criteri espliciti e condivisi, voti pubblici e completi già dal martedì sera. La trasparenza non elimina le discussioni, ma le rende più mature.

Credibilità del sistema e rispetto per tutte le squadre

Mi è capitato in passato di guardare i voti dei carri e, con onestà, in anni in cui i Credendari erano meno di cento, vedere punteggi superiori agli Scacchi faceva sorridere. Lo dico con rispetto dei Credendari, di cui apprezzo molto la crescita costante, tanto che è stata l’unica divisa, fuori dalla mia, che ho indossato in un giorno di tiro in quarant’anni di Carnevale.

Proprio per questo credo che, con il livello delle squadre visto nel 2026, la credibilità del sistema debba essere inattaccabile.

Rafforzare il Carnevale 2026 e quelli che verranno

L’obiettivo non è alimentare polemiche, ma rafforzare il Carnevale. Se le regole sono chiare e misurabili, vince chi merita e tutte le squadre lo riconoscono.

Arvedze a giòbia ’n bot. Perché una piazza viva è il segnale più autentico che il Carnevale conta ancora davvero.

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